• ALESSANDRO PEZZOLI: Uragani, alluvioni, incendi: stanno crescendo?

Per rispondere a questa domanda occorre prima di tutto tenere conto del fatto che oggi abbiamo stazioni di rilevamento più numerose (quantitativamente) e più sensibili (qualitativamente), disponiamo di rilevazioni satellitari estremamente accurate: è implicito, dunque, che maggiore capacità di osservazione porti a maggiore registrazione di eventi.

Uragani.

La crescita del numero di uragani ad esempio è apparente, proprio perché disponiamo di maggiori e migliori sistemi di rilevamento: ad esempio un uragano al centro dell’Oceano non veniva rilevato, mentre oggi sì.

I ricercatori che studiano il numero e intensità degli uragani non esprimono valutazioni concordi e lo stesso IPCC rimane molto cauto e dichiara che “non ci sono le condizioni per osservarne un aumento”; in particolare ciò che risulta difficile è legare riscaldamento del clima e realtà degli uragani sia perché spesso non si tiene conto dei miglioramenti di rilevazione sia perché alcune proiezioni si basano su dati osservati in periodi troppo brevi.

Di certo c’è che non esistono certezze assolute su questo campo e l’allarmismo è fuorviante, basato su dati estrapolati dal contesto.

Incendi.

In questo campo i dati disponibili non mancano e risultano esaustivi.

Per quanto riguarda l’Europa la comparazione tra dati recenti (2023) e i dati del ventennio precedente solo la Grecia ha registrato un aumento e solo il Portogallo una forte diminuzione. Per gli Stati Uniti, invece, si è avuta nel 2023 una diminuzione del 50% rispetto alle medie dei dieci anni precedenti: eppure la stampa non manca di mettere in prima pagina gli incendi che regolarmente colpiscono la California o qualche Parco Nazionale, collegandoli al riscaldamento globale.

Lo scienziato fa notare come almeno il 60% degli incendi sia di origine dolosa o incidentale: uno studioso propone un range più ampio, tra il 60 e l’84%.

Passando al campo delle previsioni, registriamo i soliti problemi.

Per il Canada uno studioso ha previsto che il numero di incendi forestali dovrebbe aumentare tra il 25 e il 75% entro il 2100; eppure il “Canadian National Fire Database” ha registrato una costante diminuzione tra il 1981 e il 2021 per quanto riguarda sia il numero sia l’area bruciata.

Molti studiosi basano le loro previsioni sul riscaldamento globale, dando per scontato che questo non può non creare una situazione più favorevole, mentre altri studiosi negano questa relazione deterministica.

Nessuna certezza allarmistica e tanto meno catastrofica: solo tante e diverse ipotesi.

Alluvioni.

Ancor più degli altri disastri il fenomeno delle alluvioni risente più della gestione del territorio che del clima in sé e dunque del così detto riscaldamento climatico.

In Italia dal 1950 al 2018 si è registrata una riduzione delle alluvioni e questo è un dato di fatto, per il resto le previsioni sono fortemente discostanti. Se in Basilicata si è avuta una maggiore frequenza di alluvioni, un’analisi dei dati nell’arco di 50 anni da parte di Clarke mostra una tendenza decrescente in tutto il Sud Italia. Gli studi fatti sugli ultimi 150 anni con riferimento ai fiumi Elba ed Oder in Europa Centrale non registrano tendenze all’aumento della frequenza delle inondazioni.

Il rischio di inondazioni è un problema esistente ma un più attento monitoraggio e politiche di adattamento migliori possono aiutare le comunità a prevenirne e mitigarne gli effetti estremi (Machiavelli ne Il Principe scriveva “Ed assomiglio quella (la fortuna) ad fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici, lieva da questa parte terreno, ponendolo a quell’altra; ciascuno gli fugge davanti, ognuno cede al suo furore, senza potervi ostare; e benchè sia così fatto, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi possino fare provvedimenti e con ripari, e con argini, immodochè crescendo poi, o egli andrebbe per un canale, o l’impeto suo non sarebbe sì licenzioso, nè sì dannoso”, ndr).

L’autore conclude il suo breve saggio invitando a una lettura critica dei dati sul clima che vanno sempre contestualizzati e mai isolati estrapolandoli per far loro dire la tesi a noi più favorevole: a volte un certo dato, di primo acchito, può dare una determinata impressione, ma messo nella prospettiva corretta, integrale, può voler dire tutt’altro.

Ancora una volta è un problema di metodo che richiede di rifuggire dal riduzionismo e dal determinismo.