Non sono aduso alla frequentazione di anziani. Vivendo nella scuola da quasi 40 anni mi è stato più facile avere relazioni con giovani che, come detto altrove, hanno avuto un ruolo attivo nella mia formazione. Anche le persone della mia generazione che hanno accompagnato il mio percorso non possono rappresentare un punto di riferimento con cui dialogare. Mi piacerebbe fare degli esempi, ma non voglio ridurre questi sogni a incubi. D’altra parte, il racconto risulterebbe completamente anodino dal momento che tutto ciò che viene espresso in quegli ambienti è di pubblico dominio. Luoghi comuni, nel senso che in quei luoghi si ritrova la comunità: dai vari programmi di intrattenimento alle varie riviste di maggiori o minori pretese si dicono sostanzialmente le stesse cose e si rispettano i diversi gradi che si ritrovano espressi nelle dinamiche individuali. Ognuno, alla Fiera della Vecchiaia, può trovare quello che vuole. Non sto parlando solo di Viagra o di trattamenti cosmetici (dal tradizionale all’ayurvedico), ma anche di quei consigli-riflessioni che ad un occhio superficiale potrebbero essere scambiati per “spirituali”. Così proprio ieri in attesa di prendere una seggiovia, un mio coetaneo faceva battute cercando di divertire imponendo la propria persona; tra le battute (in regime di democrazia matura è un must) c’era una specie di autocritica perché riconosceva di parlare in continuazione a voce alta, rivolta soprattutto a una nostra coetanea che però non era del gruppo (attacco di seduzione?). La signora gagliarda e sorridente gli ha fatto i complimenti concludendo, a mo’ di giustificazione e di auto incoraggiamento, con questa profonda sentenza: “Viva la vita”.

Tempo fa (Ancora ieri al momento della composizione) sul Corriere della Sera c’era un’inchiesta (fresca fresca, una novità) su sesso e anziani: nonostante la diminuzione del desiderio, il piacere è più intenso. Non bastano le statistiche, le interviste, gli studi di esperti e scienziati, ci vorrebbe della letteratura che sapesse cogliere quei momenti di verità svelando ciò che scienza e ignoranza, pregiudizi e trasgressione non potranno mai portare alla luce. Ovviamente non sto parlando della letteratura dei luoghi comuni, ma di qualcosa di cui si sono perse le tracce, avendo i grandi ormai posto solo le fondamenta. Purtroppo, la grande letteratura ci manca non solo sulla vecchiaia, ma anche sull’amore, sul destino, sul senso da dare alle nostre misere esistenze. Orfani di quei lanternini che comunque producevano luce, allo spegnimento dei lanternoni.

Cerco in proposito di fare il punto della situazione che svilupperò nei prossimi sogni, ma so già che non troverò nulla di soddisfacente: come per gli altri argomenti ho la presunzione di costruire percorsi nuovi e in tal senso mi in-ludo.

Metto in attesa quello che so della letteratura e mi guardo intorno. Non trovo esempi significativi e tanto meno parole: ciò a cui si assiste è la diffusione (democratica?) di semplici pensierini da scuola elementare. Ma questo succede per ogni aspetto della vita umana. Se questo è il trattamento riservato alle parole, l’individuo vive il suo destino, quello che sceglie, completamente lontano dai luoghi comuni e il Caso deciderà per lui, avvalorando il più delle volte l’eterogenesi dei fini di cui parlava Wundt. Quella signora centenaria, senza grossi acciacchi, è uscita di scena dalla sera alla mattina, diventando un mito e dunque una speranza per molti. Quel signore più che ottuagenario, per giunta medico, ha avuto un attacco al supermercato: non ha sofferto molto. Quella signora ottantaduenne, in preda alla depressione da anni, rompendosi il femore ha concluso la sua esistenza in un lettino di ospedale. Quel signore settantenne ha avuto una diagnosi infausta e a nulla sono valse le cure improvvisate e il suo calvario è durato solo poche settimane: single e latin lover forse non è rimasto sorpreso. Il fratello di mio padre non è mai diventato vecchio, colpito in un tentativo di fuga da un campo inglese in India. I miei fratelli non erano più giovani, ma non hanno avuto il tempo di riflettere sulla vecchiaia, cosa che –sono certo- comunque non avrebbero fatto.

Ogni individuo ha una storia da raccontare e la maggior parte non riesce più a vedere uno spiraglio, mentre la volontà di potenza completa il suo percorso secondo le linee guida degli anni precedenti. Chi ha sempre avuto un conto da far pagare al mondo, troverà la persona a cui cercherà di fargliela pagare, mostrando la sua forza. Chi invece è rimasto chiuso nelle certezze dei suoi pregiudizi non riuscirà a vedere il colore azzurro del cielo. Chi è stato tradito dagli eventi continuerà, più o meno dignitosamente, a mostrare la sua superiorità, aspettando l’ora fatale, fingendo ancora di più di quanto non abbia fatto durante tutta la sua vita.

Ovviamente sempre sperando che una relativa salute li assista.

Mi accorgo che sto confondendo gli aspetti dell’argomento in questione, facendo entrare in gioco la morte laddove si doveva parlare ancora della vita. So che questo non è del tutto sbagliato, ma forse è giunto il momento di alcuni riferimenti letterari, gli unici con cui vale la pena fare i conti.